Tra Cape Naturaliste e Cape Leeuwin, Margaret River ha trasformato un remoto angolo dell’Australia occidentale in una delle regioni vinicole più credibili del Nuovo Mondo. Merito di due oceani, di una scienza paziente e di vini — Cabernet e Chardonnay in testa — che hanno scelto la misura invece del volume.
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Viaggi nel mondo del gusto
La “salinità” nel vino è spesso una sensazione reale ma ambigua: a volte dipende da sodio e cloruri misurabili, più spesso nasce da acidità, composti di fermentazione e aromi “marini” che ingannano il cervello. Un viaggio tra laboratorio, vigneto e bicchiere per distinguere sale, sapidità e falsi amici.
In Kakheti, la regione che concentra la maggior parte dei vigneti georgiani, il vino nasce spesso sotto terra: nelle qvevri interrate, dove mosto e bucce fermentano insieme. Fra evidenze neolitiche, monasteri come Alaverdi e denominazioni storiche (Tsinandali, Mukuzani, Kindzmarauli), il “paese del vino” smette di essere una formula e diventa un fatto.
Marlborough ha trasformato il Sauvignon Blanc in un linguaggio globale: riconoscibile, esportabile, desiderato. Dalle prime vigne del 1973 al caso Cloudy Bay, tra clima, subregioni e sostenibilità SWNZ, il “bianco verde” racconta come un gusto possa diventare mercato — e restarci.
Nel Dão l’eleganza non è un’etichetta: nasce dal granito, dall’altitudine e da una storia fatta di regole, cooperative e rinascite. Tra Touriga Nacional, Alfrocheiro, Tinta Roriz e Jaen (Mencía), con bianchi di Encruzado che sorprendono, la regione portoghese ritrova la sua voce: misurata, profonda, moderna.
Tokaj non è solo Aszú. Nel cuore dell’Ungheria del vino, il Furmint secco racconta suoli vulcanici, nebbie di fiume e cantine scavate nel tufo. Dalla rinascita post-1990 ai cru di Mád, un bianco teso e longevo ridisegna l’immaginario della regione.
Il tannino è l'impalcatura segreta del vino rosso, quella che non si vede ma si sente. Dalle bucce e dai semi dell'uva fino alle botti di rovere, un viaggio nella chimica e nella sensorialità di una sostanza che fa la differenza fra un vino dimenticabile e uno capace di attraversare i decenni.
Dove la terra diventa nera e il vino non chiede permesso: Swartland, vecchie vigne e nuovo Sudafrica
Tra colline nere dopo la pioggia e campi di grano, lo Swartland ha reinventato il vino sudafricano con vecchie vigne, Chenin e Syrah, e una libertà fatta di regole. Dalla Swartland Revolution ai criteri rigorosi dei produttori indipendenti, un distretto caldo e asciutto che oggi parla di suoli, mani e identità.
Tra Garonna e Tarn, a nord di Tolosa, Fronton è l'unica denominazione al mondo dominata dalla Négrette. Capricciosa e sensibile alle malattie, regala vini profondi con profumi di violetta. Il Collectif Négrette, nato nel 2019, riunisce quindici produttori decisi a dimostrare che Fronton può competere con le grandi denominazioni francesi.
La tecnologia ha rivoluzionato la raccolta dell'uva, ma la vendemmia manuale resta insostituibile dove pendii vertiginosi e terrazzamenti rendono impossibile la meccanizzazione. Dallo Champagne alla Valtellina, un viaggio tra mani esperte e selezionatori ottici per scoprire quando davvero fa differenza il modo in cui si coglie un grappolo.
Il Roussillon, storica patria dei vini dolci fortificati come Banyuls, Maury e Rivesaltes, vive una trasformazione profonda. Pionieri come Gérard Gauby hanno dimostrato che gli antichi vigneti di grenache sugli scisti neri possono dare grandi rossi secchi. Oggi la regione è un laboratorio dove convivono tradizione e sperimentazione, dolce e secco, memoria e futuro.